8
Set
2015
16

Dieci consigli per raccontare il vino ai consumatori senza usare le note di degustazione – con Umberto Gambino del Tg2 Rai

La stragrande maggioranza dei consumatori di vino non è un sommelier, non è un enologo o un tecnico, non comprende le note di degustazione, non conosce i vitigni, le provenienze, i metodi di vinificazione.

Come si racconta un vino a questo grande bacino di consumatori senza usare il linguaggio tecnico del settore? Con quali storie, parole, immagini? Per migliorare la nostra comunicazione utile e non sbagliare come occorre rivolgersi ai giornalisti che devono parlare appunto a questo pubblico di non iniziati?

Ecco cosa ne pensa Umberto Gambino, giornalista RAI e grande esperto di vini.

C’è un modo radical-chic e astratto di parlare di vino in cui usiamo le note di degustazione: faremo un discorso per pochi e allontaneremo il potenziale consumatore. Bisogna aiutare le persone ad essere consapevoli di cosa bevono: parliamo meno del vino sotto il profilo tecnico e più di quello che c’è dietro.

Gambino lavora in RAI al TG2 da vent’anni ma è anche sommelier master class AIS, giurato in concorsi enologici nazionali ed internazionali, coordinatore regionale della guida Vinibuoni d’Italia Touring e fondatore del web magazine di reportage sull’enogastronomia Wining.it.

Ascoltando l’intervista audio a Gambino potrai approfondire dieci cose da fare o da sapere sul raccontare il vino senza usare le note di degustazione. Tra l’altro:

  1. Raccontare chi fa il vino, la sua storia, perché ha deciso di farlo e come lo fa.
  2. Farsi un bagno di umiltà: in Italia esistono solo 4-5 guru e tutti gli altri sono comunicatori del vino proprio o altrui: mettersi al servizio di chi si ha davanti, di chi legge o ascolta.
  3. Una collezione di premi non è una notizia. La riscoperta di un vitigno autoctono, il ritorno alla coltivazione della vigna in un’area, un vino mai prodotto prima: queste sono notizie.
  4. Non mandare email e comunicati stampa a tappeto a 100 giornalisti raccolti tra blogger, giornalisti stampa, giornalisti tv. Non serve a niente. Differenziare la comunicazione a seconda del tipo di media a cui è rivolta.
  5. Alle conferenze stampa portare le persone giuste, non cominciare con una parata di presidenti di consorzio e politici, assicurarsi di avere i produttori di vino giusti, quelli che davvero lavorano in cantina.
  6. Il “vino-vip” non è interessante da comunicare. Ci sono persone che hanno tanta liquidità da parte e per moda o capriccio comprano una tenuta, hanno il migliore enologo e pretendono di fare subito grandi vini. Ma quale è la storia? Hanno mai raccolto un grappolo d’va? Cosa fanno in cantina?
  7. Il web è oggi il mezzo di comunicazione più importante. Molti hanno un sito internet ma il 90% dei produttori non usa bene internet. Ci sono siti abbandonati o che hanno cambiato indirizzo, non aggiornati, schede dei vini vecchie, vini che intanto hanno cambiato nome, email fuori uso…
  8. Sapersi raccontare anche sul web non è da tutti. Ci sono aziende che hanno assi nella manica nei “produttori- personaggi”, per gli altri è più difficile.
  9. Comunicare di più con le immagini su Instagram e Facebook ma attenti a non omologarsi: le colline, le vigne, le bottiglie sono un po’ tutte uguali.
  10. Avviso ai comunicatori: non parlare mai male di un vino. Giornalisti, blogger o appassionati: mai affrontare in modo snob il mondo del vino. Abbiate rispetto per il lavoro e per la fragilità di questo mondo.

Tu come racconti un vino? Quale linguaggio usi per comunicare, fare marketing o vendere un vino? Ti capita di avere problemi con la persona che hai davanti, con quello che è in grado di capire del vino o della storia che devi raccontare?

Ascolta l’intervista audio di Umberto Gambino e fammi sapere che ne pensi.

3 Responses

  1. Intervista molto interessante, mi trovo d’accordo su molte cose applicate al mondo delle degustazioni in azienda, ma come possono però approcciarsi le piccole (micro) aziende al mondo della comunicazione ai media? Come si inizia a comunicare con i media?

    1. Grazie Elena, la tua domanda merita approfondimenti, ci torneremo sopra.
      Ecco la prima domanda che mi farei in ogni caso se fossi una piccola azienda: Perché lo facciamo? Abbiamo una strategia di comunicazione? Il rapporto con i media e l’uscita su un giornale o su un altro mezzo di informazione non è importante in assoluto ma solo se e quanto è funzionale a farci conoscere, metterci in contatto o consolidare una relazione con potenziali clienti magari sfruttando il web.

      Ah, ecco! Hai ascoltato a Enrico Chiavacci di Antinori sull’importanza di avere una strategia? Lui fa parte di una grande azienda ma dice molte cose che valgono anche per le piccole.
      http://wineinternetmarketing.it/perche-le-aziende-del-vino-devono-stare-molto-attente-al-web-con-enrico-chiavacci/

      Che ne pensi?

  2. Mi pare che Elena abbia posto il problema molto nel modo . I piccoli produttori, quale sono anch’io, hanno difficoltà a raggiungere il mondo della comunicazione nei media o nella carta stampata, e sono spesso sprovviste della “strategia” di quella strategia della comunicazione di cui scrive Stefano Labate. Eppure le piccole aziende hanno molto da raccontare, spesso hanno una storia che riguarda sia il territorio sia le persone, Coloro che vi lavorano hanno un contatto stretto, giornaliero, con le problematiche dell’azienda. Per conto mio, quando guido le visite in cantina e nella proprietà, parto sempre dal vigneto – come nasce, quali le scelte di varietali sui suoli giusti, quale l’esposizione, la densità, quale il sistema di allevamento, e poi il processo complesso di una vinificazione corretta. Vedo che i visitatori si appassionano, semplicemente perché non sapevano niente di ciò che sta dietro una bottiglia di vino.
    Eppure aziende come la mia o quella di Elena non sanno dove si incomincia a parlare della propria azienda fuori da questo quotidiano. Prendere un P.R. può essere utile ma è molto costoso. Decidere se aderire a una guida o a un’altra, a una rivista piuttosto che un’altra… sembra di giocare a mosca cieca. Difficilmente trovano la strada giusta, Come fare?
    Grazie di un vostro commento.

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