16
Ott
2015
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Come vendere il vino in Cina senza Google e Facebook – con Emanuele Vitali di East Media

Mettiamo che sei proprietario di un marchio di vino. Che consideri la Cina come il mercato della crescita nel prossimo decennio. E che pensi anche di avere una buona offerta, un look distintivo un prezzo giusto. Ma che mi dici di WeChat? Sai che 600 milioni di utenti usano WeChat in Cina come uno showroom preacquisto anche del vino? E lì che l’opinione del coetaneo, collega e amico è determinante a far prendere la decisione di acquisto ed è lì che l’acquisto avverrà un attimo dopo attraverso lo smartphone.

Riprendendo alcune recenti considerazioni di Wine Intelligence vorrei parlare di marketing del vino attraverso i canali digitali in Cina con qualche accenno al resto dell’Asia. Perché se in questi mesi di Expo si è fatto un gran parlare di vino italiano in Cina, e se si continuano a moltiplicare i report e le previsioni su quel mercato nonché le occasioni di incontro tra produttori italiani e imprenditori cinesi, non sempre si considerano le peculiarità del mondo digitale cinese e la sua rilevanza per fare marketing e per vendere il vino in Cina. Un mondo in cui non esiste Google, Facebook o Twitter o Instragram.

Questa settimana converso con Emanuele Vitali di East Media. Avevo avuto il piacere di introdurre Emanuele ad un convegno sul vino digitale ad Asti e avevo apprezzato la chiarezza della sua esposizione.

A Pechino se scrivi su internet l’indirizzo del tuo sito ‘.it’ non è scontato che sia raggiungibile. Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Google è bannato, Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ma ci sono 650 milioni di persone che usano internet per comprare. Per esempio c’è WeChat, dove trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’e-commerce per comprare e l’assistenza post vendita.

Emanuele Vitali, da sempre nei settori del marketing e dell’Internazionalizzazione, ha lavorato presso ICE, agenzia per la promozione all’estero delle imprese italiane, presso una fiduciaria svizzera, e presso Adidas Italia prima di fondare la Marco Polo Trade società di consulenza per aziende italiane in Asia ed East Media, specializzata appunto nel Digital Marketing in Russia ed Asia. Ha interessanti esperienze con cantine del Garda e del Franciacorta.

Ecco 9 cose emerse nella conversazione che puoi ascoltare in audio nella puntata numero 20 di Wine Internet Marketing Podcast:

  1. Non esiste Google e i siti internet preparati per Google non sono raggiungibili.
    Il mondo internet in Cina è totalmente diverso. Le persone hanno avuto accesso alla rete non da computer ma da smartphone e dispositivi mobili. Non ci sono Google e Facebook, per ragioni politiche e sociali si sono sviluppate altre piattaforme.
    A Pechino se scrivi su internet il tuo sito non è scontato che sia raggiungibile. C’è una forte barriera d’ingresso. I siti devono essere registrati con una visura camerale. E Google è bannato nei fatti, per aprire una sua pagina ci vogliono 5 minuti e nessuno lo usa. Baidu è invece è il principale motore di ricerca cinese, ha il 98% delle ricerche totali.
  2. Anche facebook è bloccato.
    Facebook è bannato, Twitter è bannato e anche Instagram è bannato dal dicembre scorso dopo le rivolte di Hong Kong. Ci sono altri social network molto utilizzati. La dimensione collettiva è molto forte nella società cinese, è molto importante quello che dicono amici e colleghi, ci si fa molto influenzare.
  3. Oggi sono 650 milioni di utenti connessi, la metà della popolazione cinese. Ma entro il 2018 saranno l’80%.
    Gli utenti digitali in Cina sono 650 milioni. Ad oggi la penetrazione è solo 47% ma il governo ha pianificato – e quindi si sa che accadrà – che entro il 2018 ci sarà una penetrazione 80%. Nella fascia costiera, a Shanghai, Pechino e Shenzhen, già oggi non ci sono problemi ma le grandi opportunità anche per il vino sono di poter raggiungere anche le zone interne. Via mobile accedono alla rete l’ 85% delle persone connesse.
  4. Il posto più frequentato di internet in Cina: WeChat.
    Noi lo usiamo come chat. Lì c’è un uso molto spinto da parte dei consumatori e delle aziende: si condividono post e fotografie ma anche l’azienda può inviare messaggi e newsleetter alle persone.
    Su WeChat trovi l’amico con cui chatti, l’azienda che segui, l’ecommerce e il customer care che parla direttamente con consumatori. L’e-commerce integrato dentro la piattaforma. Una volta che hai una carta di credito vai nel tuo profilo fai acquisti con grande velocità e semplicità.
  5. La predisposizione all’utilizzo dei consumatori della rete anche per l’e-commerce è molto forte.
    La persona alto spendente è molto più giovane di quelle a cui siamo abituati. L’amministratore di una holding ha 30-35 anni, è abituato ad usare internet da sempre e questo si riflette anche sull’e-commerce, per esempio sulle piattaforme di Alibaba come TmallTaobao. L’asiatico vive in megalopoli enormi, Pechino è un’area grande come metà Lombardia. Hanno spostamenti lunghi e poco tempo e la rete ottimizza tutte le loro attività.
  6. In Cina credono alla pubblicità.
    Secondo il China Internet Network Information Center 1 utente su 2 di fida degli annunci su internet. Qui in Italia e in Occidente in generale abbiamo sviluppato una forte resistenza alle pubblicità come consumatori, là è diverso.
  7. Il marketing è un fattore critico per lo sviluppo del business con i distributori in Cina.
    Anche all’Expo ho visto molti incontri tra imprenditori italiani e cinesi. Il cinese non sa se il tuo prodotto è buono o no. E’ molto importante quello che gli racconti. Ma quando lui torna in Cina e nessuno conosce là il tuo vino né la tua società è difficile sviluppare il business. Gli affari fra italiani e cinesi hanno questo limite: spesso si fa un ordine di vino e poi la cosa finisce lì. I francesi fanno un supporto al distributore cinese con la logistica, con il marketing e la comunicazione. Per l’imprenditore cinese questo modo di lavorare insieme è molto importante.
  8. Il Google Russo è Yandex e per la comunicazione digitale in Russia ci sono nuove barriere.
    Google facebook sono piattaforme americane e l’utente ha sviluppato una sorta di avversione.
    In Russia ci sono Yandex e VKontakte al posto di Google e facebook anche se in alcune zone come l’Ucraina Google è più forte. In Russia bisogna essere ricercabili su Google.ru e su Yandex. Però il governo sta spingendo i siti ad avere i database in Russia e quindi c’è un inasprimento delle barriere d’ingresso.
  9. In Giappone c’è Line, in Corea c’è Kakao.
    Il Giappone è un mercato maturo. Anche li megalopoli con tanti led e pubblicità che poi ritrovi sul web attraverso il tuo telefonino. In Corea ci sono 50 milioni di abitanti e una società fortemente digitalizzata. Amano l’Italia e l’italian style, seguono la moda, ma non conoscono i brand, e questo è un aspetto ancora sottovalutato dall’imprenditoria italiana. Per quanto riguarda le piattaforme in Giappone hanno Line, in Corea Kakao. Sono piattaforme più ricche di quelle a cui siamo abituati. Tu chatti, trovi il prodotto, le informazioni, e compri. E’ tutto più veloce, più digitale, più semplice.

Ascolta qui l’intervista audio e tutti i consigli di Emanuele Vitali.

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