7
Mar
2016
7

Lavorare nel vino, la prima cosa che devi sapere – con Roberto Verano di Professione Lavoro

“Voglio lavorare nel vino ma non sono sicuro di quello che voglio fare o che sto facendo”. In tutti i settori il mercato del lavoro sta subendo profonde trasformazioni riguardo i processi di selezione, le competenze richieste, i paradigmi di posizionamento. Nel settore del vino le nuove sfide, la globalizzazione e i nuovi trend dei mercato si stanno fatalmente riflettendo in un nuove domande rispetto a un mercato del lavoro che sta attraendo talenti giovani ma anche lavoratori con esperienza da altri settori. In un clima di grande competizione e di necessità di distinguersi, molti si chiedono come posizionarsi correttamente nel settore.
Di selezione dei talenti, di domanda e di offerta di lavoro parliamo con Roberto Verano di Professione Lavoro.

Occorre non farsi fagocitare dal mercato del lavoro partendo dalla perfetta conoscenza del proprio valore. Come fare? Fai un’analisi di quello che sai fare, confrontati con il mercato del lavoro nel vino e definisci un obbiettivo. Sono questi i tre step essenziali che puoi fare per misurare il tuo valore rispetto a un contesto. Sempre mettendo nero su bianco.

– Roberto Verano di Professione Lavoro

Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.

Voglio lavorare nel vino, ma non so bene ancora che cosa farò. Magari non sono sicuro della mia scelta: posso essere un giovane che dopo la laurea sta facendo un master in Comunicazione e Marketing, sta cercando lavoro, oppure è un lavoratore che vuole migliorare la propria posizione. Oppure non so nemmeno se potrei fare qualcosa da solo, come imprenditore. O forse sono anche un professionista che magari vuole capire davvero meglio se sta operando nel modo giusto. Insomma, in ogni caso, so che ho delle energie, delle competenze e una passione che mi piace spendere nel mondo del vino, magari anche un percorso di studi. Eppure continuo ad avere molti dubbi. Perché so che c’è grande concorrenza e vorrei davvero capire se mi sto orientando verso la cosa giusta. Come faccio? In questa puntata di Wine Internet Marketing Podcast parliamo con Roberto Verano di Professione Lavoro.

Benvenuto, Roberto.

Roberto: Ciao, grazie.

Stefano: Dunque, Roberto Verano, è titolare di Professione Lavoro, società di consulenza direzionale ed organizzativa che da diversi anni opera nei servizi alle imprese, con particolare focus sulle risorse umane. Lavora in psicologia del lavoro, ha lavorato in multinazionali a Torino, Milano e Roma, prima di rientrare a Cuneo nel 2005. Roberto, era da tempo che volevo dedicare una puntata a questo tema: in qualche modo ha a che fare credo con competenze, ovviamente, questione che abbiamo già affrontato in altre conversazioni su questo podcast. Perché credo che in questo momento di cambiamento di nuove sfide del vino, la cosa non può che ribaltarsi sul mercato del lavoro e dunque provocare probabilmente anche un po’ di disorientamento rispetto alle persone che lavorano nel mercato del lavoro, che vedono delle opportunità, ma vedono anche tanta competizione, tanto cambiamento e quindi hanno magari dei dubbi rispetto al proprio posizionamento, rispetto a quello che stanno facendo o vogliono fare. E poi, tra l’altro, rispetto a questo dato di partenza, questa frase, appunto, “Voglio lavorare nel vino ma non so davvero quello che andrò a fare”, mi è stato ribadito nei giorni scorsi da uno studente durante un seminario che ho tenuto a Fondazione Mach sul tema della reputazione online e dello storytelling personale per la generazione dei contatti e supporto al business. E questo ragazzo poi ha espresso questo punto di vista, e mi sembra già anche di aver colto la cosa in altre situazioni. E quindi ho pensato che, insomma, tu eri proprio la persona giusta, Roberto, per aiutarci in questa cosa, perché ti ho conosciuto ad Alba, io moderavo un seminario, un convegno alla Scuola Enologica e tu, mi ricordo che hai presentato una best practice di un progetto sulla valorizzazione di talenti rispetto a un settore proprio verticale, e tra l’altro poi lì è nato, appunto, un interesse particolare al mondo del vino. Ma ti lascio la parola, adesso: voglio lavorare nel vino ma non so bene ancora che cosa farò, da dove partiamo?

Roberto: Mah, partiamo da una consapevolezza che il mercato del lavoro, qualunque esso sia, vino, servizi, finance, industria, è in uno stato congiunturale ancora critico al di là del debact, al di là di qualsiasi input di carattere normativo-giornalistico, in cui i paradigmi di approccio e di posizionamento su questo tipo di mercato sono e stanno drasticamente cambiando. E quindi oggi sono necessarie nuove frecce dal proprio arco, e soprattutto occorre, in questo contesto, non farsi fagocitare la chiarezza degli obiettivi e conoscere bene il proprio valore. Fondamentalmente questo è il primo step per approcciarsi in modo efficace.

Stefano: E come si fa a conoscere il proprio valore? Roberto ci sta parlando al telefono, spero che l’audio sia buono…

Roberto: Qual è il mio valore… innanzitutto ci vuole un processo di scoperta del proprio valore, per arrivare a dare un nome a una misura, un valore al proprio valore. E questo lo si fa attraverso un percorso di confronto di lettura critica, di raccolta di feedback da parte di quelli che sono i propri collaboratori, colleghi, opinion leader, quindi ci vuole un’attenzione indubbiamente più selettiva rispetto a quello che è il contesto del marketing del lavoro. Quindi non ci vogliono gli occhi dello spettatore, ma ci vogliono gli occhi dell’attore affinché io possa veramente leggere i feedback, elaborarli e prendere coscienza di quello che il mercato mi riconosce in termini di valore. Quindi significa a un certo punto capire le cose in cui sono più bravo, capire le cose in cui sono più carente, le aree dove tutto sommato ho bisogno di supporti per migliorare, per arrivare appunto a dare un nome, un valore, un’unità di misura.

Stefano: E di solito, tu appunto hai selezionato diverse persone, anzitutto hai il focus di quello che stai facendo nella selezione dei talenti. Che tipo di approccio, cioè tu riscontri questo tipo di… non so se chiamarlo disorientamento, delle persone quando magari o vogliono entrare in un lavoro oppure magari stanno cambiando, e quindi si trovano comunque ad una sfida in un settore nuovo.

Roberto: Noi abbiamo optato per questa nuova formula di matching di domanda e offerta nel mondo del lavoro, partendo da una prospettiva del talento, perché purtroppo oggi uno dei limiti che sta alla base del tasso di disoccupazione giovanile è che il processo è più lento rispetto al cambiamento di mercato del lavoro. Nel senso che i ragazzi, le ragazze, quando approcciano il mercato del lavoro, le aziende lo fanno in modo ancora tradizionale, con paradigmi stereotipati, e quindi pensano che sono importanti sia avere un curriculum adeguato e sia una presenza coerente che sia la vetrina di quelle che sono le skill tangibili. Per contro, chi cerca un candidato, anche qui, fa testo in modo approssimativo, non togliendo quelli che sono i valori della proposta lavorativa e fermandosi solo a retribuzione, l’inquadramento. Noi abbiamo posto questo percorso affinché i ragazzi nell’esperienza possano invece mettere sul tavolo fin da subito quello che è il loro potenziale, quello che è il loro valore, quello che è il loro talento, perché è lì che si gioca la partita. In ogni mercato sempre meno certificato, meno chiaro, meno modificato, la partita dell’economia e della flessibilità, la partita si gioca sul mare in burrasca, e quindi non basta più, appunto, avere, come dire, conoscenze radicali, tangibili, ma ci vuole qualcos’altro che asserisce all’area grigia.

Stefano: Ecco, che cos’è questo “qualcos’altro”? Proviamo a definirlo meglio.

Roberto: Questo qualcos’altro è quello che io dicevo all’inizio sul valore. Questo qualcos’altro è l’area che in qualche modo ti fa crescere, emergere e ti fa raggiungere degli obiettivi. È l’area della responsabilizzazione, è l’area del problem solving, è l’area della capacità di prendere decisioni velocemente, è l’area della capacità di essere innovativo, è l’area della flessibilità: quelle aree di competenze soft che si imparano nei contesti formativi, si imparano con l’esperienza ma si imparano nel momento in cui la capacità nostra di aumentare la sfera di influenza, di abbattere le barriere mentali ti consente di raccogliere feedback e generare più valore, essere più competitivo ricerca del lavoro, perché l’azienda ti inserisce per un ruolo che poi si rivela diverso da lì a pochi mesi per il cambio del mercato e quindi si vedono ancora queste caratteristiche di adattabilità, ma non di adattabilità passiva, ma che parte da una concezione di conoscenza dell’ipertesto all’interno del mercato del lavoro.

Stefano: Ecco, perché ovviamente il problema, come dicevi all’inizio, è poi dalle due parti. Cioè, c’è la persona che si interroga rispetto al proprio valore, vuole capire di posizionarsi bene o di cominciare un percorso corretto, indirizzare i suoi sforzi in modo corretto. E poi dall’altra parte c’è il problema con credo tu parti spesso nel tuo lavoro, che è il problema dell’azienda, cioè di trovare, di sviluppare e di valorizzare i talenti che ha o che magari che sta cercando.

Roberto: Assolutamente sì. Il guaio dell’azienda è che anch’essa deve dare delle risposte veloci, rapide alle proprie sfide di mercato e quindi, quando approccia il mercato del lavoro, lo fa in modo quasi nevrotico, per cui infonde esigenze non chiarissime, cercando dei talenti per necessità di domande, quindi diventa difficile per l’azienda esprimere offerte di sviluppo organizzativo. Per cui, ecco, questo stile è dovuto in parte alla scarsa attitudine dell’azienda nell’approcciare il mercato del lavoro, perché anche qui si ragiona spesso sul qui ed ora, per spegnere focolai e non per risolvere questioni di lungo periodo. Dall’altro canto, è una metrica del lavoro: cioè, il budget dei mercati in generale… è più difficile trovare quelli che hanno la possibilità di fare piani di medio e lungo termine. Quindi, il talento va in qualche modo adattato a questo contesto congiunturale, devo rinunciare ad un pezzo del mio talento in fase di entrata ma sapendolo e poi giocarmelo quando entro. Ci vuole una grande flessibilità a più livelli…

Stefano: Quindi voi avete creato dei format, appunto, in cui in qualche modo ad esempio, su un settore ben preciso mettete adesso… appunto, stavate ragionando sul mondo del vino, mettete in contatto aziende con dei talenti potenziali. A monte, prima di arrivare a questo format, nel senso, rispondiamo una domanda più generica: che cosa può fare un ragazzo per esplorare questo valore? Tu ci hai detto più o meno che cos’è, hai detto che ha a che fare in genere con il momento in cui si mette alla prova, in cui testa delle cose. Ma se lui deve ancora entrare nel mondo del lavoro, come fa a capire? Perché poi, il rischio mi sembra che sia che anche che molto spesso si passi più tempo a pensare che a fare.

Roberto: Sì, sì, sì, indubbiamente. La fase della sperimentazione è un passaggio fondamentale, però affinché la sperimentazione sia in qualche modo consapevole, devo cominciare a scrivere, a mettere nero su bianco quelli che sono i miei talenti, cioè le cose in cui ritengo di essere capace, le cose in cui ritengo invece di avere bisogno, le mie passioni… cioè, devo cominciare a scrivere, a crearmi il mio cruscotto, il mio portfolio di talenti.
Stefano: Scrivere è una cosa interessante, no? Nel senso che lo si considera un passaggio banale, ma poi invece il mettere nero su bianco, dire delle cose ed escluderne altre è poi spesso un esercizio molto sano.

Roberto: Quando andiamo nelle aziende, gli esercizi diventano incredibili e gli imprenditori e i lavoratori sono due: chiedere ai lavoratori di scrivere i propri talenti, o chiedere agli imprenditori di scrivere la propria strategia dell’azienda. Sono due esercizi apparentemente banali, ma di una complessità abnorme per entrambe le persone, proprio perché non abbiamo questa sensibilità, questa abitudine, questa cultura a leggere dentro prima di posizionarci fuori. Riteniamo che dobbiamo prescindere, oggi però non è più così, varia nella misura in cui c’è il mio valore. Indubbiamente il primo step è mettere nero su bianco il mio portfolio di talenti. Il secondo step è analizzare questo portfolio, questo patto patrimoniale di talenti in relazione ai contesti di mercato nei quali io mi voglio ritrovare, perché se dei talenti possono avere un valore in certo settore del vino, possono averlo anche in un altro settore. Per mille motivi, dai più economici, opportunità di mercato, settori più innovativi, altri meno, quindi il valore patrimoniale del mio talento va in qualche modo relativizzato rispetto ai contesti di riferimento. Quindi, primo step: analisi del mio portfolio. Secondo step: avere dei contesti di riferimento. Terzo step, fondamentale, è la definizione del mio obiettivo: riuscire a posizionare la mia bussola, la mia barca da qualche parte.

Stefano: Ecco, una cosa che succede spesso: ma dove metto la bussola? Da qualche parte, dove devo partire…

Roberto: Non posso pensare a qualcun altro. Qualcun altro mi può aiutare, però poi io… nel momento in cui io conosco il mio valore, lo metto nero su bianco, riconosco il mio patrimonio personale in termine di talenti, ho chiaro il contesto nel quale mi voglio ritrovare…

Stefano: Le passioni, magari, possono aiutare in qualche cosa?

Roberto: Sì, sì. Le passioni sono un forte coagulante rispetto al raggiungimento di certi tipi di obiettivi, è l’ingrediente fondamentale per alimentare l’aspetto motivazionale e la dedizione. Però, ecco, a volte io vedo ragazzi, delle persone che cercano un compromesso tra la loro passione e quello che poi effettivamente richiede l’area del mercato del lavoro. Penso occorre poter trovare in certi contesti di riferimento di lavoro, in certi lavori, qualcosa che ti appassiona, perché se ti appassiona e ti motiva, gli interessi escono. Quindi, sì la passione perché ti dà energia, ti dà motivazione, ma con un equilibrio rispetto a quelle che sono le massime del lavoro.

Stefano: Senti, un altro aspetto che alle volte magari non si misura: magari io ho in testa una cosa, però poi non mi sono misurato col tipo di stile di vita che mi richiederà quel ruolo lì, no? E poi magari mi ritrovo a fare delle cose che non mi appartengono perché non sono nel mio carattere, oppure perché non ho considerato che magari dovrò essere sempre in viaggio oppure il contrario, dovrò essere sempre in ufficio… ci sono anche questi aspetti?
Roberto: Assolutamente sì. Però questo è parte della vita, nel senso che pianificare significa necessariamente avere la possibilità di mettere nero su bianco, anche perché fortunatamente la nostra scatola nera, umana, è permeabile ai cambiamenti della vita, non soltanto quelli professionali. Quindi, possono esserci dei fattori esterni che mi portano a optare per carriere diverse a seconda del momento storico professionale. Però, anche qui, la consapevolezza di sé, la definizione del contesto di riferimento, la chiarificazione dell’obiettivo sono gli elementi importanti, perché poi alla fine devo misurare l’avanzamento rispetto al mio metodo e qualche volta cambiare anche la bussola, cioè nel senso rispetto a quello che mi è proposto, rispetto a quelle che sono le mie tratte che voglio portare avanti. Un aspetto secondo me strategicamente fondamentale, un consiglio fondamentale che mi sento di dare a questi ragazzi che vogliono ricollocarsi, è la relazione, il network: cioè noi, davvero, stiamo cercando di fare del networking…

Stefano: Scusa, ti ho perso… state cercando…?

Roberto: Il networking. È una delle competenze core per avere benefici nel mercato del lavoro. Pure la rete di relazioni è un valore imprescindibile in un mondo virale dove effettivamente la ricerca di opportunità e di posizione nel mondo del lavoro diventano veramente importanti.

Stefano: Quindi, ecco, è già un’indicazione: la costruzione del network in un ambito… hai detto tu, è un passaggio utile, anche. E poi questo network, nel senso, anche le aziende chiedono sempre di più questa cosa? Anche nel senso qualcuno si porti dietro il suo network personale?

Roberto: Sì, sì, anche perché le stesse aziende oggi, quello della rete è un elemento tipico della economia italiana e così i collaboratori che a portano con sé network, sono un valore importante in fase di indagine…

Stefano: Senti Roberto, io ti ringrazio molto, credo che hai risposto ad alcune questioni, ma davvero questo tema mi sembra che sia una cosa che giri nella testa di tante persone che ho incontrato e che, magari appunto, non appartengono tradizionalmente al mondo del vino, magari non sono i proprietari delle cantine, o le seconde e terze generazioni, quelli che insomma in qualche modo hanno il proprio ruolo già abbastanza scolpito, ma in questo momento in cui il settore sta, un po’ per bisogno, un po’ per opportunità, attraendo nuove risorse, ecco mi sembra che ci sia questa necessità di capire il proprio valore all’interno di un settore.

Roberto: Io ti ringrazio, chiudo solo con una velocissima battuta: io credo che la parte più importante delle risorte per approcciarsi al mercato del lavoro le abbiamo dentro, e visto che le andiamo a trattare fuori, perché ci sentiamo molto inadeguati e alla fine le abbiamo dentro di noi. La definizione del proprio valore, del proprio talento passa attraverso una riflessione su di sé e un confronto aperto, trasparente e obiettivo con quello che ci sta intorno. Quindi gran parte delle risposte sono dentro di noi. Non dobbiamo fare alcuno sforzo, non dobbiamo fare degli investimenti. È molto più faticoso, è difficile cambiare la mappa delle previsioni, questo sì.

Stefano: Nel senso che mai nessun percorso professionalizzante ci dirà quello che vogliamo fare o dobbiamo fare.

Roberto: Ci potrà dare degli input, ci potrà dare dei modelli, ma il lavoro lo dobbiamo fare noi stessi perché mai come oggi, il valore della persona intesa come potenziale, capacità di dare quel qualcosa in più richiesto dalle aziende, è dentro di noi.

Stefano: Grazie mille, Roberto. Grazie a tutti quelli che avete ascoltato questa puntata. Alla prossima settimana. Ciao, Roberto!

Roberto: Grazie mille, ciao!

Leave a Reply