9
Ott
2015
17

Otto cose che non dovrebbero più stupire i produttori – con Elisabetta Tosi di VinoPigro e per la Digital Wine Conference 2015

Dal 23 al 25 ottobre 2015 in Bulgaria, a Plovdiv, si tiene l’ottava edizione del Digital Wine Communications Conference che raccoglie professionisti e winelovers provenienti da diversi backgrounds. Nato nel 2008 in Spagna, La Rioja, come un appuntamento per Wine Bloggers si è sviluppato con una serie di incontri fino a quello dello scorso anno in Svizzera a Montreux che fu aperto da Jancis Robinson, una delle persone più influenti nel vino a livello mondiale.

Tra gli ospiti si segnalano Richard Hemming, giornalista ed educator, contributor per Jancis Robinson, Financial Times, Decanter, Drink Business, e Ted Popov, direttore generale di Accolade Wines, gigante del vino globale con sedi in Nord America, Gran Bretagna Sud Africa, Australia, New Zealand and Asia. Ci sono conferenze, masterclass, tavole rotonde e naturalmente degustazioni.

Ma quali sono i temi più discussi nella comunicazione e nel marketing del vino? Quali indicazioni arrivano per le aziende del vino?

Ne ho parlato nell’ultima puntata di Wine Internet Marketing podcast con Elisabetta Tosi che è speaker e media partner dell’evento. Di stanza a Verona da oltre venti anni, giornalista del vino, è nota anche per il suo blog “Vinopigro – il blog di Lizzy”, come autrice, educator dei Vini della Valpolicella e come consulente insieme a Giampiero Nadali con il brand Fermenti Digitali.

Nella conversazione che puoi ascoltare in formato audio in alto muoviamo dall’importante momento di network di wine communicators e trattiamo di alcuni temi ricorrenti nel marketing del vino. Qui ho selezionato alcuni spunti, otto cose che proprio non dovrebbero più stupire i produttori di vino.

Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttori. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la meraviglia quando dico che la gente parla di loro in rete, su Instagram, sulle applicazioni, altrove. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo i produttori di vino.

  1. Consumatori del vino e tecnologia.
    Oggi il consumatore del vino è una persona con un bicchiere in una mano e nell’altra lo smartphone con cui cerca informazioni, fa foto, condivide sui social network. All’estero c’è una grande attenzione alla comprensione dei nuovi touch point tecnologici con i consumatori del vino. Qui cosa vedi?
    “Forse dovrei smettere di stupirmi dello stupore dei produttore. Alle fiere del vino, soprattutto con i produttori italiani, noto la sua meraviglia quando dico che si parla di loro in rete. Recentemente, assaggiando un pinot nero, ho riferito al produttore che avevo visto che dei consumatori su Delectable, una applicazione per il vino, attribuirgli più di 90 punti. Lui ha sbarrato gli occhi e mi ha detto: e lei come lo sa? Sulla rete si parla dei produttori e i produttori non lo sanno. E’ incredibile il numero di occasioni che si stanno perdendo. Io lo dico sempre ai produttori: smettila di rivolgerti agli intermediari: i consumatori li stanno saltando e cercano un contatto diretto con i produttori di vino: se non lo fai tu lo farà qualcun altro al tuo posto”.
  2. Produttori e consumatori di vino sul web.
    Ammettiamo che il produttore sia convinto. Che abbia deciso di stare in rete. Su internet si possono fare tante cose, e se non si ha una strategia si può anche sbagliare, buttare i soldi o far danni come ricorda Enrico Chiavacci di Antinori parlando qui a Wine Internet Marketing. Da dove si comincia?
    “Si parte da un esame di coscienza. Il proprietario deve parlare con i suoi collaboratori, se ne ha. E rispondere ad alcune domande. Chi sono? Quale è il mio messaggio? In cosa mi distinguo? Chi voglio cercare? Chi è il mio consumatore? Avere a disposizione il web significa avere una cassetta degli attrezzi. Non bisogna usarli tutti ma solo quelli più adatti al produttore e che consentono di ricevere dei feedback dai consumatori. Bisogna dedicare del tempo ma io non consiglio mai di delegare le attività sul web”.
  3. Produttori e clienti del vino sul web.
    Sempre più il processo di acquisto si sta spostando in rete. Le decisioni si formano sempre più lì, anche quelle dei clienti.
    “Gli importatori ormai valutano le cantine sulla loro capacità di usare le nuove tecnologie. Fanno una prima scrematura, capiscono chi è aperto al mercato. Il mantra Se il vino buono si vende da solo è “una cavolata”, eppure ci sono ancora produttori che hanno questo atteggiamento”.
  4. Nuove generazioni di produttori e nuovo marketing del vino.
    Le ultime generazioni nelle aziende del vino sono sempre più sensibili a internet e al marketing sul web.
    “La situazione cambia però solo dove le vecchie generazioni si fanno da parte. Il libretto degli assegni ce l’hanno in mano le generazioni precedenti e, a meno che i giovani non glielo strappino di mano o decidano di farsi una azienda per conto proprio, il cambiamento di rotta non è così sensibile”.
  5. Come parlare ai consumatori più giovani.
    La demografia dei consumi sta cambiando e sta crescendo quello della fascia 18–34 anni. Si fa un gran parlare di millennials, persone nate con la tecnologia in tasca. Ci si chiede quale sia il giusto modo di intercettarli.
    Il vino non è roba da giovanissimi. Occorre una certa maturità personale, culturale ed economica. Un diciottenne, a meno di casi eccezionali, cerca la gratuità delle informazioni sul vino e la moda del momento. Oltre i venticinque anni c’è un livello culturale diverso e si spera anche un potere di spesa diverso. In ogni caso bisogna pensare al linguaggio più adatto ma bisogna stare anche attenti a non banalizzare il messaggio”.
  6. Vino e donne.
    Nell’ultima Digital Wine Communications Conference, Felicity Carter, Editor-in-Chief di Meininger’s Wine Business International, si è chiesta se i Wine makers davvero conoscono le donne come consumatrici. Tu cosa ne pensi? Sta crescendo molto l’attenzione al target femminile e del resto le donne sono anche buone compratrici del vino (ascolta la conversazione con Federica Beneventi di vente-privee).
    “Se una donna ama i profumi ama il vino. Ma cercare di intercettare il pubblico femminile costruendo ad hoc un vino, un’etichetta, un packaging lo trovo molto markettaro, banale. La “femminilizzazione” del vino è un tema che non mi appassiona”.
  7. Produttori di vino ed enoturismo.
    Sempre più persone visitano le cantine e le aziende produttrici stanno scoprendo che può essere una parte importante del proprio business. (vedi questa puntata con Federica Planeta) Tu Elisabetta hai scritto un manuale per l’enoturista. Che prospettive ha il fenomeno?
     “E’ il grande tema su cui si dovrà concentrare più attenzione e investimenti nei prossimi anni. Quando porto una persona dentro la mia azienda posso conquistare un cliente . La cosa più importante è che con il turista in cantina il vino lo vendo con margini che non si possono fare altrimenti. E’ la porta per la vendita diretta. Cosa fare per cominciare? Fare un check-up spietato della propria azienda, trovare la propria identità, anche rispetto al vicino, e saper essere accoglienti”.
  8. I produttori del vino e il futuro.
    Siamo sommersi da report, proiezioni, trend. Tu cosa vedi nel futuro del vino?
    Nel futuro vedo aziende del vino che sono state capaci di mettersi a fianco del consumatore. Il consumatore che si fida dell’azienda e ne diventa un alfiere. Il futuro del vino è sempre più tra produttore e consumatore finale. La rivoluzione dei nuovi media è questa. Vedo aziende capaci di sviluppare questa relazione con i consumatori e vedo aziende che non sono capaci e rischiano di fermarsi”.

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