2
Ott
2015
6

Perché potresti fare meno fiere del vino ma fare meglio – con Daniele Gozzi di Wine Intelligence

Sentiamo spesso dire che innovare è la chiave di volta per l’Italia. Che le aziende del Made in Italy in modo particolare devono cambiare per incontrare i cambiamenti dei mercati globali, uscire dalla crisi e crescere. Così anche il vino italiano deve innovare. Ma cosa significa davvero?

Se il Made in Italy del vino gode di appeal sui mercati globali si potrebbe pensare che abbiamo solo un problema di risorse: risorse che mancano per fare più fiere, più comunicazione, più attività commerciale . E che quindi molte piccole e medie aziende con mezzi limitati non possono vendere di più e meglio il proprio vino. Ma è proprio così? E’ davvero solo un problema di più risorse? Oppure importa anche il come si usano le risorse?

Ne ho parlato con Daniele Gozzi di Wine Intelligence. Daniele è toscano di Siena, classe 84, ha lavorato nel marketing in aziende di Chianti e Franciacorta. Da un paio di anni è Londra come analista presso Wine Intelligence, organizzazione di riferimento per ricerche di mercato e consulenze strategiche nel settore del vino.

Il brand Italia del vino non se la passa male e sappiamo che gode di una buona eredità, di un credito, di un immaginario positivo legato al saper fare e allo stile di vita. Ma i mercati stranno cambiando, da tempo. Mentre prima guardavamo solo a quello che facevano i francesi oggi dobbiamo guardare ad Australia, Sud Africa, Argentina, Cina. Cosa bisogna assolutamente fare? Restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai trend per gestire le risorse in modo più strategico.

Ecco alcuni punti di cui sentirai parlare nella conversazione con Daniele Gozzi.

  1. Al momento Usa, Germania, Giappone, Uk e Svizzera sono i mercati più attrattivi per l’azienda che esporta.
  2. Negli Stati Uniti il 40% della popolazione consuma vino una volta al mese, sono 90 milioni di persone. Uno su tre ha comprato vino italiano ultimi 6 mesi e 1 persona su 5 ha comprato vino italiano la scorsa settimana. Il trend negli USA è positivo in quantità e in valore nel breve e nel lungo termine: ci sono ancora spazi.
  3. In Germania il 62% consuma vino almeno 1 volta al mese, sono 28 milioni di consumatori abituali, trend leggermente negativo ma brand Italia è il più forte del mercato. Il 45% dei consumatori, quasi 1 su 2, ha acquistato vino italiano negli ultimi 6 mesi. Trend leggermente negativo ma il brand Italia è il primo in assoluto.
  4. Sulla Cina si leggono dati anche contrastanti. Indagini su abitanti in aree urbane del ceto medio dicono che il 40% di consumatori consuma vino importato 2 volte anno, sono 38 milioni di consumatori. Il trend Italia è leggermente negativo ma 1 consumatore su 3 ha comprato vino italiano negli ultimi 6 mesi. E’ un paese che non può non essere preso in considareazione.
  5. E’ possibile prevedere quello che succederà sullo scaffale al vino. Un’azienda può testare un’etichetta, vedere le performance su attrattività del packaging, aspettative di prezzo e previsioni di acquisto in rapporto a dei competitor.
  6. E’ utile indagare la penetrazione in un mercato, conoscere i motivi di acquisto di trade e consumatori, tracciare un profilo preciso del consumatore che ci interessa e su quel profilo decidere la strategia su cui concentrare le risorse.
  7. Molte aziende fanno ancora attività di promozione del vino che ancora danno risultati ma non sono più il miglior modo di spendere i soldi. Si tratta di restare connessi ai mercati, ai consumatori e ai canali per gestire le risorse in modo più strategico. Per esempio le fiere del vino: vanno bene ma magari sarebbe bene farne meno e farle meglio, parlare in modo adeguato alle persone giuste**** .
  8. Le piccole aziende piccole e medie non devono usare la scusa di essere piccole. Possono unirsi e fare sistema per attività di scopo collettivo, per esempio sulle richieste dei fondi OCM. Molto possono fare i consorzi (Wine Intelligence segnala il caso di Wines of Chile). E’ fondamentale essere connessi con mercati e consumatori e capire quali sono i trend sfruttando i nuovi canali.
  9. A Londra spopolano i supper club, gruppi di persone che non si conoscono e si ritrovano a cena a casa di un organizzatore. E’ diventato un nuovo canale per produttori di wine and food.
  10. Il web e i social network sono imprescindibili per il mondo del vino. Ma oggi è diventato fondamentale capire i consumatori, i comportamenti di acquito e i touch point con i consumatori. Ci sono canali sempre più innovativi. Come Drink, un’applicazione in cui fai una foto col tuo smartphone a una bottiglia mentre sei a cena e la compri in un minuto.
  11. Le persone cercano infomazioni sui vini italiani non solo sui siti locali. Non è un buon biglietto da visita avere il sito non in lingua o aggiornato a un evento del 2013. Le aziende e le organizzazione devono lavorare sui contenuti, non nascondere dai social media e non trascurare i canali di vendita online. Ci possono essere eccezioni ma occorre comunicare: “Non vendo il vino online perché…”
  12. La Cina, diventerà in 10/15 anni il primo produttore ed esportatore e farà leva sulle moltissime comunità cinesi diffuse nel mondo. Altri soggetti che si stanno muovendo bene sono Australia, Cile e Sud Africa.

Ascolta tutta la conversazione nella puntata di Wine Internet Marketing.

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