28
Apr
2016
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Come hanno trasportato il tuo vino? – con Antonio Catapano di Wenda

Trasportare il vino non è uno scherzo. Sappiamo che tutti gli sforzi talvolta di anni e la sapienza del produttore potrebbero essere stati vanificati durante un viaggio magari intercontinentale in cui la bottiglia di vino è stata sballottata, sottoposta a vibrazioni, temperature elevate, inclinata in modo non corretto… Orrore. Insomma meglio non pensarci: speriamo che sia andato tutto bene e stappiamo questa bottiglia. Occhio non vede e cuore non duole. Certo sarebbe bello sapere invece che questa bottiglia è stata conservata nelle condizioni giuste e che quello che stiamo per assaggiare è il vino del produttore al 100%.

Ecco l’argomento di cui parliamo in questa puntata a Wine Internet Marketing con Antonio Catapano di Wenda.

Di solito non esiste un riscontro oggettivo su come è stato trasportato il vino. L’unica cosa che sappiamo è che quando il consumatore assaggia il vino e dice “non mi piace” difficilmente può sapere se quel vino ha avuto un problema di conservazione.

Note alla puntata:

Antonio Catapano
Systech
10:00 Wenda
12:50 Tecnologia NFC
18:00 la clonazione di un iphone6
20:00 la contraffazione del vino made in italy
23:40 ISO
26:00 13/5 a Bologna convegno Innovazione nella filiera vitivinicola 

Puoi ascoltare l’intervista audio, cliccando in alto in questo articolo. Qui sotto c’è la completa trascrizione.

Stefano: Buongiorno Antonio, come stai?

Antonio: Tutto bene, grazie! Spero che anche tu stia bene.

Stefano: Sì, sì, bene, grazie. Vinitaly… com’è andata? Che impressioni hai avuto?

Antonio: Eh, è andata abbastanza bene. Ho avuto contatti interessanti, anche se quest’anno eravamo un po’ come visitatori, perché comunque Vinitaly è un momento in cui gli operatori sono concentrati sulle loro attività insomma, e quindi quest’anno abbiamo deciso di stare un po’ più in disparte, però abbiamo avuto dei buoni…

Stefano: È stato interessante?

Antonio: Sì, incontri che avevamo programmato a priori, da cui nascono sempre spunti interessanti. Quest’anno l’ho visto, anche se sempre caotico, però abbastanza… forse un po’ meno degli altri anni, forse per le nuove politiche che stanno utilizzando.

Stefano: Concordo, concordo. Ci siamo incontrati con Antonio… forse il giorno finale, cos’era? Mercoledì?

Antonio: Esatto.

Stefano: Ok. Ho faticato un giorno con l’auto, ho fatto l’errore, il lunedì, il giorno dei ristoratori di restare e di uscire proprio alla fine della giornata, e quindi sono rimasto in un parcheggio un po’ a lungo, ma insomma… e va bene, un’ingenuità. Sono rimasto incagliato in una degustazione. Allora, senti Antonio, veniamo alle cose di cui dobbiamo parlare. Allora, dico due cose su di te, tu mi correggerai: Antonio Catapano, foggiano d’istanza a Bologna da una vita direi, sei ingegnere elettronico e amministratore di Wenda e di Systech, se non sbaglio, che è la società che ha fondato Wenda. Dunque, con te, come accennavo prima, parleremo di bottiglie di vino e di tracciabilità e di conservazione, perché sappiamo che la conservazione è cruciale per l’evoluzione e la qualità del vino, quindi di una bottiglia. Allora, non dirò quello che succedeva nella mia cucina fino a qualche anno fa, e come conservavo le bottiglie… se no l’AIS mi richiama e mi sbatte fuori dall’associazione. Ma a parte quello che succede nelle case di qualche privato poco accorto come me, fino a qualche tempo fa il tema della conservazione di una bottiglia, da quando viene prodotta, custodita, trasportata e poi ancora conservata, fino alla sua apertura, è un tema che impatta molto, e che riguarda l’esperienza di un po’ tutta la filiera. Qual è la tua esperienza, insomma, su questo?
Antonio: Allora, un secondo solo per dire che, appunto, essendo responsabile di Systech, mi sono occupato sempre di problemi di integrazione, quindi ho visto tanti mercati diversi, dal pubblico, al privato, mercati industriali come la grande distribuzione, e poi, nell’ultimo anno, diciamo da neofita, sono stato coinvolto in un progetto che, appunto, aveva come necessità lo studio di ciò che succedeva alle bottiglie di vino quando queste girano… diciamo, escono dalla cantina, e quindi il problema della conservazione ma non solo, perché tocca anche altri aspetti, soprattutto le bottiglie cosiddette Made In Italy, rappresentative del Made In Italy, tutto ciò che riguarda la contraffazione, la falsificazione, eccetera. Per ciò che riguarda la conservazione, ci siamo imbattuti in una richiesta che è venuta dal mercato a tutti gli effetti, appunto, la richiesta era: Come faccio a seguire e conoscere in tempo, diciamo quasi reale, tutto ciò che è avvenuto quando un produttore lascia che le bottiglie escano dalla propria cantina e vanno in giro per il mondo. Loro sanno, e fanno tutti gli sforzi in campo e quindi in vigna, con tutte le tecnologie, in cantina, con altrettante tecnologie, dopodichè sono convinti anche che il vino che arriva sulla tavola di un consumatore molto spesso non è quello che è stato prodotto. E tipicamente, il consumatore – tranne i più esperti – dà un giudizio… ma anche il consumatore che beve delle buone bottiglie di vino, dà un giudizio che è “Quello mi piace, quello non mi piace”, senza poter distinguere se quello è davvero frutto di un trasporto, di una conservazione errata, o se è proprio un vino che non è tanto buono.
Stefano: Certo, la qualità quindi percepita da un consumatore, ma magari anche da un cliente, non è necessariamente quella che è uscita dal produttore, perché sappiamo, insomma, fattori che possono interferire principalmente e pericolosamente con la qualità di un vino, sono per esempio la temperatura, l’inclinazione, le vibrazioni, la luce, i rumori anche. Le temperature, per esempio, anche in certe spedizioni magari molto lunghe, possono influire su questi aspetti.

Antonio: Il problema più grande che io vedo è che o la filiera non funziona per bene, e quindi ogni attore della filiera dice di fidarsi di uno dell’altro, per cui il risultato non sarà altro che, diciamo, un prodotto buono, perché se c’è la fiducia, se tutti concorrono nel giusto contributo, alla fine non posso che aspettarmi un risultato buono. Se invece, come succede spessissimo ai produttori che spediscono, ai loro distributori in giro per il mondo, affidano a trasportatori il loro carico che, pagando anche a volte delle assicurazioni, ma non hanno di fatto, se non in casi un po’ rari, cioè con grosse spedizioni aeree eccetera, non hanno un riscontro oggettivo di quello che è successo: si fidano di quello che gli dice chi gli ha trasportato il vino. L’unico riscontro oggettivo è quando qualcuno beve il vino, può dire “non mi piace”, ma non è in grado di dire di chi è stato il trasporto. Allora, l’idea di avere un termometro – che era questa, la richiesta che avevamo dal mercato – che seguisse questa spedizione, era stata praticamente il primo approccio a questo mondo che cercava invece, di fatto, interrogandolo, visitandolo eccetera, un sistema, delle soluzioni che hanno sì l’inizio in un parametro che potrebbe essere la temperatura, ma che fondamentalmente ha la necessità di comunicare questi dati, di condividerli, di fare in modo che siano trasmessi. E quindi, tutte le soluzioni che hanno a che fare con le nuove tecnologie basate sul web, sugli apparati di mobilità eccetera, potevano dare una risposta a questa richiesta.

Stefano: Ecco, quindi, c’è l’esigenza di tracciare, che è molto forte. E oggi la tecnologia, come accennavi, ci viene in soccorso: in qualche modo è l’internet delle cose di cui si parla in tanti settori, le cose, gli oggetti, oggi sono in grado di trasmettere informazioni in ogni momento della loro vita, e di connettersi e di restituirci informazioni attraverso il web e poi arrivando fino ai nostri cellulari, insomma, a raggiungerci nella nostra vita attraverso i dispositivi anche mobili, e quindi sono connessi gli elettrodomestici, sono connesse le nostre auto e milioni di altri oggetti, e perché no, anche le bottiglie, se c’è questa opportunità. Ecco, quindi cosa vi siete inventati voi, che cosa fate a Wenda, su questo aspetto?

Antonio: Allora, Wenda è nata come una nuova startup, proprio dedicata al mondo del vino perché la nostra risposta a questa richiesta nel mercato, che poi abbiamo approfondito con un’analisi di mercato in congiunzione con l’università della facoltà di Agraria di Bologna, coi quali collaboriamo da un po’ di tempo, anche come Systech, ovviamente, abbiamo risposto a questa esigenza con la progettazione e la creazione di un dispositivo elettronico che è un piccolo oggetto che viene attaccato sul collo di una bottiglia. E che cosa comprende? Comprende sensori fondamentali come quello di temperatura, quello della luce, l’inclinazione, un sensore anche di contatto, che permette di monitorare quando il dispositivo è a contatto con la bottiglia o meno. Questo potrebbe essere soltanto un nuovo prodotto sul mercato: di fatto, per rispondere alle esigenze, abbiamo creato delle soluzioni – quindi due versioni dello stesso prodotto, due modelli, se vogliamo – che possono avere la risposta a tutte le problematiche della spedizione, dei colli, dei pallet, anche delle singole bottiglie, o tutte le problematiche relative alla certificazione della originalità e della garanzia di una bottiglia di vino: questa è rivolta alle bottiglie importanti di vino.

Stefano: E certo, e lì apriamo un altro tema. Facciamo un esempio: quindi, un produttore decide di applicare, di usare Wenda, questo dispositivo, lo mette su un lotto di bottiglie o su una bottiglia… da quel momento cosa succede?

Antonio: In quel momento, quando lui lo mette sul lotto di una bottiglia, registra sulla piattaforma che gli viene data come accesso, proprio perché lui ha acquistato Wenda, ha utilizzato Wenda, gli viene dato un accesso in cui registra la sua spedizione, dicendo che su quella spedizione ha un dispositivo che è associato a quel lotto di bottiglie. Da quel momento in poi, il dispositivo registra – secondo un periodo che può essere programmato, si va dai dieci minuti a un’ora – tutti i parametri che sono necessari al monitoraggio della spedizione, e li tiene nella sua memoria. Quindi, la prima volta che arriva a destinazione, ad esempio, questi sono progetti che abbiamo già fatto, alcuni… arriva, tanto per fare un esempio, in Giappone: il distributore giapponese che cosa fa? Con il suo smartphone dotato di tecnologia, come dicevi prima tu RFID – in particolare NFC, quella dei micropagamenti, quella che sta di fatto diventando lo standard di fabbrica del mercato – lui leggerà con il suo smartphone il dispositivo, in una nostra app, e contemporaneamente avrai il risultato di tutti i parametri, di una sintesi di come è stato il trasporto, e al tempo stesso questi dati vengono trasferiti sul web, dove saranno disponibili anche al produttore stesso che aveva inviato quel pallet. Quindi, in quel momento sono disponibili a questa filiera, sia a chi ha spedito sia a chi ha ricevuto, per monitorare oggettivamente come era stato trasportato il vino, e quando è stato letto di fatto quel pallet viene geolocalizzato nel momento della lettura, perché si può dire dove viene fatta la lettura.

Stefano: Ok, molto chiaro. Ecco, quindi c’è un applicativo al collo della bottiglia, c’è una piattaforma web anche con una possibilità di consultare per telefonino, e c’è anche, se ho capito bene, la possibilità di, invece di usare… Wenda, cioè, è un applicativo per un collo della bottiglia ma è anche un dispositivo che può invece essere applicato a un pallet?

Antonio: Sì, perché di fatto, all’interno del pallet, in un cartone, si può mettere questo dispositivo, o sempre applicato sulla bottiglia, o addirittura attaccato a una delle pareti: in questo modo qui, è un dispositivo che di fatto non deve essere, lasciami dire, neanche bello da vedere… se è un dispositivo tecnologico, invece – ci siamo posti tanti, e ce li stiamo continuando a porre…

Stefano: Questione estetica?

Antonio: Assolutamente. Perché le bottiglie di vino, le etichette insegnano che…

Stefano: Quando si va ad applicare questo aggeggio…

Antonio: Bisogna farlo molto in punta di piedi. E quindi, diciamo, siamo andati su due strade che possono essere diverse.

Stefano: Senti, tanto per farci capire, soluzioni di questo tipo, che tipi di costi hanno? Nel senso che è chiaro, soprattutto per le bottiglie ad alto valore, questo è molto interessante. Ma, appunto, quali sono i produttori… anzi, parliamo del valore della bottiglia: vi siete fatti un’idea di valore della bottiglia per cui questo tipo di dispositivo si può giustificare nei costi di un’azienda?

Antonio: Guarda, questo ce lo siamo fatti, e lo stiamo anche scoprendo come produttori con cui pian piano stiamo parlando, perché, per terminare il discorso sulla spedizione, è ovvio che un pallet che in media può essere composto tra 400-500 bottiglie, mettere anche un dispositivo – anche due, ma direi anche tre – insomma simbolo di questo pallet, è un costo che incide sulla spedizione, però incide minimamente sul numero di bottiglie, perché basterebbe anche soltanto un device, un dispositivo che conta di questi parametri.

Stefano: Ci dai un’idea, un ordine di costo dei valori assoluti? Così, quanto costa installare una cosa del genere?

Antonio: Il dispositivo costa dai 13 euro ai 18 nella configurazione più completa con i tre sensori. Di fatto, è questo il dispositivo che è, diciamo, basic, che noi mettiamo lì all’interno del pallet per seguire la spedizione. Quindi, insomma, diciamo che non è tanto questo, anche perché c’è anche la possibilità di optare, e molto più ci stiamo interessando, perché tutti i servizi web sono diciamo veicolati come software as a service, dei canoni mensili per cui di fatto, il costo del dispositivo è trattato come un noleggio, per cui non ci sono dei grossi investimenti da fare. Dal punto di vista, invece, della bottiglia, quando si entra nell’ottica, e abbiamo avuto qui degli interessanti incontri con produttori di marchi molto importanti in Italia, di bottiglie che vengono vendute all’estero, che fanno il nome dell’Italia, di fatto il problema è che accanto al monitoraggio dello stato di conservazione del vino è molto importante tutto ciò che ha a che fare con i fenomeni della contraffazione.

Stefano: Ecco, infatti, questo era un altro punto che ci tenevo…

Antonio: Se tu pensi che… allora, se l’analisi è legata solo al fatto quanto costa la singola bottiglia, è un po’ diciamo limitativa, considerando che quando invece una bottiglia è contraffatta, o quando di bottiglie prodotte ce ne sono diecimila, e sul mercato se ne trovano o il doppio o il triplo, c’è qualcuno che ci sta perdendo un sacco di soldi, quindi da questo punto di vista, con il danno d’immagine che ne viene fuori, eccetera. Quindi, da questo punto di vista abbiamo visto che lo stato attuale di un dispositivo normale che si trovava sul mercato, che era soltanto un dispositivo per monitorare la temperatura era di 25 euro, noi il nostro dispositivo lo stiamo proponendo intorno a quella cifra, insomma, adesso lì dipende molto anche dalla progettualità, dalla qualità, dal numero di bottiglie…

Stefano: No, no, è chiaro. Adesso non volevo entrare troppo nel dettaglio dei listini, competitor, però è interessante secondo me far capire di che tipi di valore stiamo parlando e, come dici tu, c’è questo aspetto poi anche della contraffazione, quindi in qualche modo ci stai dicendo che al di là del costo che si sostiene, c’è la possibilità di fare qualcosa che prima non si poteva fare, cioè di dare una garanzia, magari a un cliente, di un certo tipo di trattamento della bottiglia.

Antonio: Io mi sono occupato un po’ di contraffazione anche in Systech stesso, con l’enotecnologia di identificazione automatica, l’RFID, nel mondo del lusso, siano essi gioielli, abbigliamento, borse, insomma, tutte quelle che in Italia siamo capaci a costruire e di fatto, la gestione dei mercati, i mercati grigi, i mercati paralleli, l’univocità, la certezza che quel prodotto sia originale, di fatto, se tu pensi che hanno clonato benissimo un iPhone 6, è quasi difficile dire che esista: io non sostengo questa posizione, io ti assicuro al 100% che non verrà mai clonato… questo assolutismo anche nella tecnologia, è un po’, diciamo, un palliativo per chi ci può credere. Di fatto io sostengo che tutte le soluzioni devono innalzare la difficoltà di clonare il livello di protezione, ma la difficoltà di clonarlo poi. Quindi, se prima il mercato diceva: io metto un QR code, poi metto un QR code con dei segni grafici, e poi metto un ologramma, e poi metto un NFC… è sicuramente qualcosa che se io metto una bottiglia parallela, uguale, con lo stesso strumento, non fa niente che vada… cioè, io l’ho già replicata. Il problema è, per esempio, far uscire una bottiglia che abbia sullo stesso dispositivo Wenda. Quindi, è certo che è una bella sfida, però è come dire “devo clonare qualcosa che non è soltanto un pezzo di carta”, con un codice scritto su. E quindi questo innalza… e che cosa fa poi il dispositivo? Protegge, perché monitora se qualcuno lo tocca da quel collo della bottiglia. Monitora se qualcuno cerca di entrare con fenomeni di re-filling dal cap, perché ha un’altra specie di cap che protegge il tappo ed è sotto un sensore elettronico. Quindi, tutti questi aggeggi, che sono abbastanza semplici, tutti questi sensori semplici, montati in modo semplice, fanno sì però che l’acquisizione dei dati mi può dare maggior sicurezza quando la mia bottiglia viaggia, e dei controlli quando ho in mano il mio dispositivo da poter leggere.

Stefano: Chiaro. Quindi voi proteggete… la tecnologia oggi consente di proteggere, accompagnare e anche raccontare quello che è successo a una bottiglia, la storia di una bottiglia. Di trasportare il vino monitorandone le condizioni. In questo racconto, al di là di questi parametri tecnici che servono appunto a giudicare lo stato di conservazione, il trasporto e la qualità del vino, alla fine, che arriva al consumo, si può raccontare anche altro, nel senso che saprai benissimo che una delle grandi sfide è di trasformare la bottiglia anche in un luogo parlante, o che comunque consenta di approfondire, per i consumatori che lo vogliano, le informazioni che possono trovare sulle etichette, e quindi accedere ad altri tipi di informazioni.

Antonio: Guarda, quando noi abbiamo iniziato a pensare a Wenda, che lo pensavamo da technology, perché ogni riferimento è alla tecnologia insomma, lavorando all’università di Agraria abbiamo incontrato i ragazzi giovani, dico io, del team: Mattia, Elia, eccetera, dove stavano studiando delle modalità per divulgare e far parlare la bottiglia, tutto ciò che va sotto il nome di storytelling di quella bottiglia, anche questo è un termine molto abusato… però, far parlare quella bottiglia. Di fatto, lo stato del mercato era che tutti coloro che avevano identificato la bottiglia, ad esempio anche con il QR code, o con un’etichetta NFC, dedicavano soltanto l’aspetto di comunicazione del marketing a quella tecnologia. Noi abbiamo cercato di integrare – proprio perché dietro c’era una piattaforma che poteva farlo – in un dispositivo, in un singolo touch, da un lato un aspetto tipicamente e squisitamente tecnologico per i parametri di cui abbiamo testé accennato, dall’altra parte, la possibilità invece di proporre, di disporre sulla piattaforma tutta una serie di contenuti informativi che sono gestiti in toto, in questo caso, dal produttore, dal suo dipartimento marketing, dalla sua società di comunicazione eccetera, dove può rendere disponibili addirittura volendo, per singola bottiglia, tutti i contenuti formativi che al touch dello smartphone su quella bottiglia saranno veicolati attraverso la app. Quindi, se tu volessi fare per assurdo una campagna per un mercato mondiale, per una bottiglia particolare sparsa in giro per il mondo, tu cambi i contenuti informativi sulla piattaforma, e quella bottiglia li recepisce: questo significa avere delle applicazioni e dei sistemi che spendono meno in carta, quindi sono molto attenti ai consumi, sono green. La possibilità di cambiare, per una stessa bottiglia, packaging diciamo contenuti informativi… non contenuti informativi diversi, perché tu potresti avere lo stesso PDF, ad esempio, in dieci lingue diverse, e queste bottiglie che si trovano in mercati diversi potrebbero avere il corrispettivo PDF che illustra ad esempio la storia di quella bottiglia. O il video, o delle foto.

Stefano: Certo, certo. Quindi si aprono degli scenari… quindi insomma, l’interno delle cose apre, anche nel mondo del vino, degli scenari molto interessanti che mettono insieme, tra l’altro appunto, delle funzioni che girano intorno al mercato del vino che erano anche tradizionalmente molto separate, e che invece possono essere riunite a vantaggio del consumatore. Senti, ti chiedo ancora una cosa e poi ti ringrazio molto, Antonio; una cosa proprio finale invece un po’ sulla parte core, direi, della vostra iniziativa che riguarda il monitoraggio: secondo te si può arrivare, o si potrebbe lavorare a una sorta di standard di qualità direi quasi internazionale? Una sorta di ISO sulla conservazione delle bottiglie?

Antonio: Guarda, sicuramente è un tema molto sentito. Noi, avendo diciamo un background tecnologico, non vorremmo ad arrivare a dire se un vino è di qualità o meno: non ci permettiamo di dire che un produttore fa un vino di qualità, è il mercato che poi lo riconosce, ci sono tanti altri problemi. Però quello che abbiamo visto è questa cosa qui: abbiamo fatto un’esperienza con la Fondazione Edmund Mach, di San Michele all’Adige – i cui risultati saranno pubblicati in questo seminario che si terrà il 13 maggio proprio a Bologna, alla facoltà di Agraria – dove si voleva studiare la presenza delle note di luce nei vini bianchi in bottiglie trasparenti, o verde trasparente, in modo tale da vedere come la temperatura e la luce influenzassero appunto la comparsa della cosiddetta “nota di luce”, questi sentori sgradevoli che si percepiscono proprio perché è stata trattata male la bottiglia. Bene, con l’utilizzo di questi sensori, che non hanno fatto altro che studiare quella che va sotto il nome di “cinematica del vino”, quindi l’andamento e l’evoluzione di parametri quali la temperatura, la luce, i raggi ultravioletti, quindi nelle varie gamme di frequenza, di fatto si può tirar fuori correlando il gusto del vino con dei parametri misurati. Ecco, questa è una strada che permette di dare un fondamento anche direi scientifico, misurato, oggettivo, tramite parametri, a quello che poi può essere divulgato come difetto effettivo del vino. Quindi non so se si arriverà a una ISO, ma sicuramente la tecnologia a servizio di queste situazioni può certamente portare a un miglioramento e a una valorizzazione maggiore del prodotto.

Stefano: Molto interessante. Dunque, sempre, come al solito la tecnologia… è più complicato tutto quello che gira tutt’intorno alla definizione poi oggettiva degli standard e di quali sono le condizioni per cui si definiscono gli standard. Senti Antonio, di queste cose se ne parlerà nel convegno nei prossimi giorni, se non sbaglio, a Bologna, il 13 maggio… correggimi se sbaglio, “Innovazione della filiera vitivinicola: ponte fra ricerca e impresa”. C’è il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna con cui appunto collaborate, se ho capito bene, da tempo… la Società Italiana di Economia Agroalimentare, ci siete voi di Wenda, e anche altri collaboratori. Quindi, ecco, chi vuole approfondire la cosa ed è a tiro, può andare lì. Io ringrazio tutti quelli che hanno ascoltato anche questa volta il podcast, grazie a tutti per gli spunti che mi fate avere via e-mail. Sottoscrivetevi alla newsletter, lasciate una recensione su iTunes, è molto gradita. Grazie a tutti, grazie Antonio. Alla prossima.

Antonio: Grazie mille a te, grazie ancora.

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